«Inaccettabili e sconcertanti». Così il ministro dell’Interno Roberto Maroni commenta le dichiarazioni del centrocampista della Nazionale daniele De Rossi sulla ‘tessera del tifoso’. «Ognuno può avere l’opinione che vuole ma quello che trovo inaccettabile e sconcertante è l’equiparazione tra i poliziotti che rischiano la vita per la sicurezza e i delinquenti. Questo è veramente inaccettabile», ha commentato Maroni che ha confermato che «ovviamente la sicurezza della Nazionale è garantita. L’unica cosa che è successa è stata la decisione del capo della Polizia di ritirare due inviati speciali che erano con la Nazionale che avevano proprio il compito di rafforzare il legame con la Federazione in vista della ‘tessera del tifoso’». «La cosa che ci ha infastidito – ha spiegato Maroni – è stata l’equivalenza tra i poliziotti e i delinquenti che vanno allo stadio per ammazzare gli altri e per fare violenza. Questa è una cosa francamente inaccettabile, per cui il capo della polizia ha deciso non di ritirare la struttura di sicurezza della Nazionale, che rimane, ma di ritirare due inviati speciali in più rispetto al sistema di sicurezza ordinario». «Abbiamo voluto – ha sottolineato il ministro – dare un segnale: la sicurezza della Nazionale è e verrà naturalmente garantita, ma queste dichiarazioni non servono proprio a creare le condizioni migliori perchè il prossimo campionato di calcio si svolga senza incidenti».
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MARONI DURO CONTRO DE ROSSI: “INACCETTABILE E SCONCERTANTE”
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“E’ possibile”. Cosi’ il card. Angelo Bagnasco ha risposto oggi ai giornalisti che ipotizzavano coperture messe in atto riguardo a abusi sessuali commessi da sacerdoti. “Se vi sono state coperture di abusi sessuali anche in Italia, nel caso che cio’ venga accertato, il giudizio della Chiesa – ha spiegato il presidente della Cei – e’ quello noto: si tratta di di una cosa sbagliata che va corretta e superata”. “Nelle linee guida della Santa Sede, recentemente pubblicate – ha aggiunto – troviamo le indicazioni piu’ autorevoli e opportune per affrontare questo drammatico problema: serve giustizia coniugata con la cura e il perdono, elementi che non si sostituiscono uno con l’altro”. Ad oggi, comunque, la Cei ha notizia di un centinaio di casi in dieci anni (i preti in Italia sono 40 mila). “Non sono in grado precisare lo stato degli atti di ciascun procedimento canonico, ma – ha assicurato Bagnasco – daremo le informazioni che ci perverranno. Personalmente – ha continuato – come vescovo diocesano, a Genova, non ho dovuto avviare inchieste: fino ad oggi non mi risulta nessun caso”. “Quando ero vescovo a Pesaro – invece – c’e’ stata una situazione che ho dovuto verificare, ma a una ricerca puntuale non c’era consistenza. E quindi anche la Congregazione della Dottrina della Fede a cui riferii non ritenne di dover procedere”. In tutte queste situazioni, ha tenuto a chiarire il presidente della Cei, “la prima preoccupazione dei Pastori, lo dice il loro cuore e lo dicono le linee guida, e’ il bene vero delle singole vittime. Non e’ questo – ha chiarito il porporato – solo un enunciato ovvio, perche’ le situazioni possono essere diversificate a seconda delle persone che hanno subito abusi”.
E si spiega cosi’ l’orientamento comune ai vescovi di non delegare a referenti o commissioni il problema ma di affrontarlo direttamente. “Referente nelle singole diocesi – ha affermato Bagnasco – e’ il vescovo. Chiunque, per qualunque motivo, puo’ avere accesso a lui per fare denunce, segnalare situazioni delicateavendo fiducia che egli nella assoluta trasparenza dara’ risposte e operera’ gli interventi piu’ adeguati”. Secondo il porporato, quando ci si riferisce a esperienze di lotta alla pedofilia messe in campo da altre chiese, per il presidente della Cei occorre distinguere tra i prioncipi che si vogliono affermare e la loro esemplificazione pratica che puo’ essere legata a circostanze locali. “Conta – ha spiegato – seguire i criteri indicati dalla Santa Sede, definire modelli assoluti e’ meno importante. In altre situazioni e paesi si e’ ritenuto che la strada da seguire fosse quella di indicare referenti diversi dai vescovi. E se anche in Italia un vescovo intende deputare qualcuno a incontrare le vittime e’ un fatto che rientra nel suo dioscernimento”. In proposito il card. Bagnasco ha anche risposto a una domanda riguardo a affermazioni dell’Osservatore Romano e del suo direttore Giovanni Maria Vian, sottolineando la sintonia con la linea adottata anche dalla Cei e escludendo che vi fossero implicitamente delle critiche. “L’Osservatore Romano – ha rilevato – sembra esortare a mantenere alta l’attenzione: e’ giusto e naturale. E’ scontato nel senso piu’ alto del termine.
Non riesco a leggervi ne’ un rimprovero ne’ un richiamo”. “In un’intervista – inoltre – il direttore Vian ha parlato di ‘osservatori diocesani’ ma non come indicazione o auspicio quanto come esempio di un’iniziativa messa in atto all’estero”. “La pedofilia – ha concluso Bagnasco in merito ai dati sulla diffusione del fenomeno che denunciano una preoccupante diffusione degli abusi soprattutto in ambito familiare – e’ un peccato terrificante e un reato che riguarda tutta la societa’ e la Chiesa che fa parte della societa’”. “I casi di indegnita’ non possono oscurare il luminoso impegno che il clero italiano nel suo complesso, da tempo immemore, svolge in ogni anno, nel Paese”, afferma da parte sua il comunicato finale dell’Assemblea Cei, per il quale questo riconoscimento “e’ tanto piu’ significativo in quanto giunge in un momento in cui la Chiesa e’ ferita dal dramma della pedofilia, un problema ‘terrificante’, affrontato dal Papa ‘in maniera chiara e incisiva’”. “Numerosi interventi – riferisce la nota – hanno ribadito la necessita’ di una vera penitenza e conversione, uinita al coraggio della verita’ – che, anche quando e’ ‘dolorosa ed odiosa’, non puo’ essere taciuta o coperta – senza peraltro lasciarsi intimidire da generalizzazioni strumentali”. “Piu’ voci” di vescovi, inoltre, “hanno sottolineato la centralita’ della formazione – in particolare negli anni del seminario, per la quale sono richieste precise competenze, unite a un corretto discernimento, nonche’ a una costante attenzione alla qualita’ umana e spirituale”. .
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BAGNASCO: POSSIBILI COPERTURE IN ITALIA
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NOVARA, 27 MAG 2010 – Si è conclusa con una vittoria la meravigliosa stagione del Novara. Nell’amichevole di lusso di ieri sera al Piola, gli uomini di Tesser hanno battutto per 3-1 il Genoa di Gasperini.
Il primo tempo si era chiuso sull’1-1. Al gol di Gonzales al 29′ aveva risposto 6 minuti più tardi El Shaarawy. Nella ripresa, azzurri ancora a segno con Juliano (3′) e nuovamente Gonzales (30′).
Partita piacevole, giocata in una bella serata estiva con cielo sereno e romantica luna piena.
Presenti circa 1800 spettatori, di cui 200 provenienti da Genova.
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Il Novara chiude in bellezza: 3-1 al Genoa
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Si aprira’ con una dedica a Edoardo Sanguineti la prima edizione di ‘Poesie della fine del mondo’, la due giorni di Modena che iniziera’ sabato alle 18 in piazza XX Settembre. Sara’ Niva Lorenzini, docente di Letteratura italiana contemporanea all’Universita’ di Bologna, a leggere i versi del poeta recentemente scomparso e a ricordarlo sulla falsariga dell’orazione funebre da lei tenuta ai funerali di Genova. E in onore di Sanguineti, i musicisti jazz che faranno da contrappunto ai poeti eseguiranno la sua canzone preferita: ‘Besame mucho’.
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Modena: dedicata a Sanguineti apertura di ‘Poesie della fine del mondo’
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ultimo aggiornamento: 27 maggio, ore 20:01
Torino, 27 mag. – (Adnkronos) – E’ stata aggiudicata per 36.000 euro la prima moneta con la parola Torino durante l’asta Bolaffi di numismatica. La moneta partiva da una base di 7.000 euro. Si tratta di un “grosso tornese” d’argento dei primi anni del Trecento, ordinato dal principe Filippo d’Acaia: e’ una delle prime monete coniate dalla Zecca del capoluogo piemontese, la prima a riportare nella legenda “Torinus civis” (‘citta’ di Torino’). Dopo una serrata contesa e’ stata aggiudicata a un collezionista presente in sala. Le aste Bolaffi proseguono domani venerdi’ 28 e sabato 29 maggio con la filatelia, giovedi’ 3 giugno con i manifesti, venerdi’ 11 giugno con la filografia, quest’ultima, pero’, a Milano.
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Aste: e’ stata venduta a 36.000 euro la prima moneta con la scritta ‘Torino’
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Obama avverte: “Non ci sono garanzie di successo”
ultimo aggiornamento: 27 maggio, ore 20:46
Washington – (Adnkronos/Ign) – La Guardia costiera annuncia che l’operazione ‘top kill’ sta funzionando, stop al flusso di petrolio. Ma il presidente frena: “Non è detto che il sistema funzioni”, e torna ad attaccare la Bp: “Pagherà fino a ultimo centesimo”. Stop alle trivellazioni off-shore nell’Artico fino al 2011.
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Marea nera, chiusa la falla ma..
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Roma, 27 mag – In controtendenza alla crisi si registra un aumento del 34% del valore delle esportazioni di spumante italiano in Francia nel 2010 che sono in realtà solo l’espressione piu’ evidente della crescita sulle tavole di tutto il mondo del Made in Italy alimentare che svolge un effetto traino per la ripresa dell’intera economia. E’ quanto è emerso al Forum Internazionale della Coldiretti a Bruxelles dove è stata presentata l’analisi sul consumo di prodotti alimentari italiani nel primo bimestre del 2010, che evidenzia una affermazione sui mercati mondiali dei prodotti base della dieta mediterranea, con un aumento nelle esportazioni di ortofrutta, del vino e addirittura dell’ olio di oliva.
Se far bere spumante ai francesi è un po’ come vendere i frigoriferi agli eschimesi, tra le statistiche – sottolinea la Coldiretti – non mancano altri risultati sorprendenti come la forte crescita dei consumi di formaggi italiani in Francia, considerata storicamente la patria della produzione casearia, per effetto soprattutto dei due prodotti simbolo del tricolore quali il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano. Ma ci sono anche – continua la Coldiretti – l’aumento delle bottiglie di vino italiano spedite in Gran Bretagna dove tradizionalmente si consuma birra e le spedizioni di grappa che addirittura triplicano in Russia.
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Lo spumante Made in Italy spopola anche in Francia
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Dalle valli del Piemonte alle colline dell’Emilia: là
si parla occitano, qui il bolognese stretto. L’opera
prima di Giorgio Diritti, Il vento fa il suo giro,
ambientato nel paesino alpino di Chersogno, è stato un
caso cinematografico: silenzio assoluto nel 2005,
quando il film è pronto per l’uscita. L’Italia lo
ignora. Poi si comincia a parlarne come di un film
bellissimo, ricco di umanità, la critica è unanime
nell’applaudire, viene selezionato da più di sessanta
festival, riceve premi, arriva finalmente nelle sale
italiane con due anni di ritardo e grazie al passa
parola ci rimane per mesi. Questa volta Giorgio
Diritti, con la sua opera seconda, fa già molto
discutere.
“Non mi sono rifugiato in un film tranquillo, ma ho
alzato l’asticella molto in alto andando a toccare una
pagina di storia importante e temi difficili. Sono
convinto che per il cinema d’autore ha sempre senso
mettersi in gioco, come ho fatto io”.
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Lingue locali, cinema e storia
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