Se non è la fine del berlusconismo, è per lo meno l’inizio di un declino. Nel governo del fare i grandi avvenimenti si consumano nei giorni o nei periodi di festa. Ieri era domenica, a Mirabello come nel resto d’Italia, e la domenica solitamente si riposa. La crisi del partito di maggioranza relativa – quello percentualmente più consistente nel paese – si è consumata sotto il sole agostano e ferragostano e anche prima. Probabilmente si tratta solo di un caso, già, o forse come succede nei periodi di noia intensa si comincia a darsi addosso, proprio quando il fare viene meno e i pensieri corrono alla velocità della luce lungo strade impervie.
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Fermati. O mamma spara!
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Aveva staccato la spina per un anno e mezzo ma, senza averne l’intenzione. Poiché Enrico Mentana si sentiva a suo agio a fare gli onori di casa nella creatura partorita nel 2005 su Canale 5, “Matrix”. Tuttavia, la politica editoriale di Mediaset non più conforme con il suo stile ed il suo concetto di giornalismo, lo hanno messo nelle condizioni di chiudere un’era. L’estate 2010 ne ha inaugurata un’altra. E sono in parecchi ad essersene accorti. Da luglio infatti è il direttore del TgLa7, ma solo in questi giorni ha deciso di dare un volto, il suo, ad un telegiornale che piomba sull’informazione nazionale come un asteroide sul pianeta. Non stiamo analizzando un nuovo, rivoluzionario format giornalistico. Anzi, i codici del linguaggio mentaniano non hanno subito mutazioni genetiche in questi anni. Sono solo stati forgiati da due palestre, Rai e Mediaset, da cui è uscito indenne, pur con qualche escoriazione. L’ex fondatore del Tg5 gioca la partita dell’informazione con peculiarità che dovrebbero far parte di diritto degli ingredienti della ricetta informativa del piccolo schermo; rivelandosi così quasi un alieno nel panorama servile di buona parte del giornalismo attuale. Subentrato ad Antonello Piroso, che aveva confezionato un rispettabilissimo prodotto, ma di nicchia e senza l’appeal nazionalpopolare, Mentana ha rispolverato il copione classico riposto in un cassetto, in attesa dei tempi migliori: quello che dettava una linea editoriale-giornalistica equilibrata autentica sul terreno socio-politico. Da pochi giorni occupa la postazione dell’edizione delle venti e il botto è stato fragoroso. I consensi hanno fatto registrare un +7.3% di ascolto lunedì, incollando quasi due milioni di spettatori. Un progresso notevole, che si sta mantenendo costante nelle edizioni successive. Un vero exploit per la rete Telecom, non abituata a certi picchi. Il ritorno di Enrico Mentana ha fatto scricchiolare la placida concorrenza che regnava tra Tg1 e Tg5, che sotto la direzione di Augusto Minzolini e Clemente J. Mimun, hanno assunto quasi una fraterna alleanza filogovernativa. Il tasto premuto sul canale uno e sul cinque ha registrato un calo sensibile. Il marchio mentaniano ha creato immediatamente uno sconquasso nell’informazione nazionale. L’esempio più fulgido è stato il confronto tra Vittorio Feltri, direttore del “Giornale” house organ di Berlusconi, e Marco Travaglio, la penna più velenosa contro l’ideologia politica del Cavaliere, dopo il discorso di Gianfranco Fini a Mirabello. Un evento che equivarrebbe ad una bestemmia in casa Mediaset e da Mamma Rai, e non per la presenza di Feltri. La grafica poco accattivante unita ad uno studio eccessivamente asettico, sono le uniche pecche di un telegiornale sinonimo di ossigeno, che fa respirare in modo più salutare la nostra informazione. Ma si tratta di forma, perché la sostanza è sino ad ora impeccabile. E Mentana è consapevole che chi ben comincia…
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L’effetto Mentana manda in orbita il TgLa7
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Tornare a scuola in forma è possibile. Lo sostiene Andrea Ghiselli dell’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, che inserisce il cioccolato nel primo capitolo di un decalogo di alimenti e non, utili a restituire al corpo il giusto apporto energetico e non solo. Il cioccolato, come anche lo sport, non è contemplato esclusivamente per le sue proprietà zuccherine, ma soprattutto per le sue capacità anti-depressive. La reazione chimica che si ha nell’organismo all’ingestione di cacao risulta infatti analoga a quella di alcuni psicofarmaci inibitori dello stress, i quali agiscono positivamente sulla produzione di endorfina, meglio conosciuta come “ormone della felicità”. Lo sostiene anche Gordon Parker, dell’Università di New South Wales a Sidney che ha eletto il cioccolato ad una sorta di elisir di lunga vita.
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Cioccolato: aiuta lo stress e la scuola
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Una nuova linea cosmetica Eco Bio che racchiude le energie vitali dalla natura per favorire idratazione e giovinezza della pelle, scongiurando così i segni del tempo.
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Hino®: la nuova linea cosmetica eco bio con estratti di gemme vegetali
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Sul muso del treno si legge il numero della vettura 65103. E’ qui che ogni notte un vero e proprio esercito di disperati – in prevalenza tossici, senzatetto, molti extracomunitari - trova rifugio. Siamo al binario 24, Stazione Centrale, a Milano. Per vedere il treno non bisogna fare chissà quali giri, non è in un luogo appartato, è ben visibile sotto gli occhi di tutti, sul ponte sopra viale Brianza, all’angolo con via Ferrante Aporti. I cittadini residenti ci hanno fatto ormai l’abitudine, chi è fermo al semaforo in attesa del verde se lo trova davanti come se niente fosse. Un’unica carrozza con le cuccette, dai cui finestrini penzolano asciugamani, vestiti, biancheria in genere. Si tratta di un treno usato come dormitorio già da tempo, dietro al quale è parcheggiato un altro vagone, anch’esso abitato. Dentro le cuccette, le porte sembrano chiuse, dunque chi le “abita” ha le chiavi, che pare siano chiavette facilmente riproducibili. Da fuori si notano segni di “vita”: bottiglie, cibi, rifiuti, fornelli da campo. Intorno qualche bicicletta abbandonata qua e là, giornali, siringhe. Ogni sera il vagone si anima, per poi ripiombare nell’anonimato di giorno. Così è la vita.
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Quel vagone chiamato desiderio
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“Questo quartiere non perdona, Giuseppe lo deve sapere — dice Mario, 25 anni, — io ho due figli piccoli che ieri stavano giocando accanto ai suoi, poteva essere una strage poteva uccidere anche un altro bambino del palazzo, allora non sarebbe uscito vivo di qua. Quello ce lo dovevano lasciare a noi. La polizia doveva fare finta che gli fosse scappato dalle mani, bastavano dieci di noi per regolare i conti”.
Mario vive in via Barrili, quartiere Stadera a Milano, ha visto morire Teresa giovedì scorso, uccisa dal marito con due colpi di pistola, uno alla testa e l’altro al petto. Come Mario, l’orrendo spettacolo è stato visto anche dalle decine di bambini che ogni giorno affollano le strade del quartiere. Bambini che alla loro età hanno già visto una morta ammazzata e la visione di un cadavere ucciso con un colpo alla nuca non la dimenticheranno tanto presto.
Stadera giovedì scorso era più simile a un sobborgo di Beirut che non alla periferia del capoluogo lombardo, gli spettatori erano quelli delle grandi occasioni, un quartiere è sceso in strada per godersi uno spettacolo degno della migliore puntata di CSI. Domina la morbosa curiosità piuttosto che l’incredulità e lo sdegno. Si respira rabbia nelle parole di Mario, il desiderio di farsi giustizia privata, la voglia di linciare l’assassino piuttosto che lasciarlo nelle mani della giustizia. La rabbia di Mario è la rabbia di un intero quartiere verso un gesto folle, contro la violenza che esce dall’ordinario quotidiano di una periferia degradata.
Teresa occupava abusivamente la “sua” casa in via Barrili, come molte famiglie del quartiere, aveva due bambini e un matrimonio ormai al capolinea, ha perso la vita uccisa dal marito nel cortile del condominio in un tristissimo pomeriggio di inizio settembre, il giorno in cui Milano riscopre il problema delle sue violente periferie.
In via Barrili, immerso tra fatiscenti case popolari, sorge un piccolo collegio per studenti universitari, dove un centinaio di ragazzi arrivati da tutto il Paese lavorano per il proprio avvenire. Un futuro che i bambini di Stadera non avranno mai, salvo insperate emancipazioni, il loro presente è la strada e conseguentemente il loro futuro ripercorrerà quello dei loro genitori, costretti dalla loro ignoranza ai lavori più umili e in nero nella migliore delle ipotesi, o ripercorrerà quello dei fratelli maggiori, persi nel sottobosco della microcriminalità da quartiere e della droga. Sono passati decenni, ma i ragazzi delle borgate romane raccontate da Pasolini nella sua Vita Violenta sono uomini adulti, hanno avuto dei figli a cui hanno tramandato il loro miserabile destino. Lello, il Zimmio, il Cagone, il Budda, il Matto abitano nelle periferie di Roma come in quella di Milano e di tutte le grandi città, hanno altri nomi ma stessa identica storia, una vita di violenza, povertà e ignoranza, è questo che hanno ed è questo li aspetta. JACOPO M.MARCHESANO
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Ragazzi di quartiere
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Raggiungere Malta è estremamente facile. L’isola è connessa a tutti i maggiori paesi europei attraverso voli giornalieri regolari: Air Malta offre circa 200 voli a settimana con orari ragionevoli, prezzi competitivi e un servizio eccellente.
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Con Air Malta, a Malta per una vacanza da sogno
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Il jet Gulfstream V volando per quasi 50.000 chilometri tra l’Oceano Artico e le coste antartiche, raccoglie campioni dell’aria in un’ampia gamma di altitudini per permettere agli scienziati di costruire un profilo più dettagliato dell’atmosfera.
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Jet scopre i segreti dell’atmosfera.
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