La Festa della mamma si avvicina e scatta la corsa al regalo. Ma qual è il regalo più bello che si possa fare alla propria mamma? Probabilmente, passare del tempo con lei, facendo qualcosa di speciale, insolito e da ricordare.
La Festa della mamma si avvicina e scatta la corsa al regalo. Ma qual è il regalo più bello che si possa fare alla propria mamma? Probabilmente, passare del tempo con lei, facendo qualcosa di speciale, insolito e da ricordare.
Da giugno a settembre sempre in bici in Val Gardena
Cinque importanti eventi per gli appassionati di bici e tante iniziative di eco-mobilità

La sua conformazione naturale lo porta ad essere una grande pagina di libro dove le storie si srotolano nel suo lento trascorrere. Il Po e le sue acque attraversano luoghi e vicende tramandando immagini rarefatte, passate a carboncino che chiedono di essere raccontate perché possano rimanere indelebili nonostante il continuo scorrere del tempo. Siamo nel 1920 quando una famiglia di Polesine, gli Spigaroli, da sempre dedita all’agricoltura, venne in possesso di un traghetto per trasportare passeggeri e merci da una sponda all’altra del fiume. Erano viaggi lunghi che richiedevano tempo e per questo motivo sulle sponde del Po nacquero locali di fortuna per riparare i viaggiatori in attesa dell’imbarco. Attorno vennero poi piantati gelsi e pioppi per fare ombra. Si formarono così veri e propri parchi dove si era soliti trascorrere le calde domeniche, non solo con l’intento di passare il fiume, ma per incontrarsi e stare insieme. Il Grande Fiume sembrava creare sempre più legami tra la terra e le persone richiamandolo al suo Lido. Si cominciarono a friggere anguille, carpe, tinche, ambolina, ad affettare del buon culatello, a produrre il primo gelato della zona. D’estate arrivavano orchestrine campagnole, e la sera si respirava una stravagante magia, la magia del “Lido”. Fu proprio il ricordo di questa atmosfera incantata che riuscì a superare momenti difficili, come la guerra del ’40 e l’alluvione del ’50 che distrussero tutto. Fu nel ’52 che si decise di ritrovare il tempo perduto ricostruendo questo luogo di ristoro con a lato una cucina dove la domenica si cucinavano i tortelli d’erbetta, i pesci del Po, le torte casalinghe e i gelati. Nel ’61 ci fu l’inaugurazione ufficiale di una vera e propria trattoria in muratura e il nome glielo diede un pittore affrescando con cavalli bianchi in corsa tra i pioppeti il bar e la saletta del ristorante. Oggi si chiama “Al Cavallino Bianco”, a gestirlo sono i due fratelli Massimo e Luciano Spigaroli, figli di papà Marcello e mamma Enrica che tanto si diedero da fare per riportare alla luce questo luogo incantato. Oggi i fratelli Spigaroli hanno dato vita a un mondo unico nel suo genere, autentico e nello stesso tempo completo, che valorizza le materie prime di un territorio, dalla verdura alle carni, seguendone con attenzione la crescita, la lavorazione fino alla fase finale della tavola. Questo è il mondo dell’Azienda Agricola e produzione di salumi Antica Corte Pallavicina, del ristorante Cavallino Bianco e dall’Antica Corte Relais. Luciano si occupa della prestigiosa cantina, della ricca e raffinata selezione di distillati, è lui che accompagna i suoi ospiti nell’atmosfera antica del Cavallino Bianco, dove si respira ancora la serenità e la piacevolezza di un tempo. L’altra figura è Massimo, il noto chef stellato che si occupa della conduzione della cucina e dell’azienda agricola familiare, seguendo in prima persona l’allevamento assolutamente biologico degli animali, per produrre le grandi specialità del territorio come il culatello. Proprio come accadeva nel ’20 il fine settimana e la domenica divengono il momento ideale per ritrovarsi sulle rive del Po per degustare pietanze di una volta preparate con maestria e sapienza. In particolare “Al Cavallino Bianco” si è dato il via a una serie di iniziative gastronomiche per assaporare questi piatti cucinati in modo semplice e rustico, tipicità che ora nei ristoranti non si trovano più. Oltre dunque al menù à la carte (sempre disponibile), il venerdì, il sabato e la domenica, nel Tipico di Casa Spigaroli, una zona del ristorante, si propongono serate a tema che seguono rigorosamente il calendario delle stagioni.
Domenica 20 maggio torna “PER CORTI E CASCINE”, l’appuntamento con l’agricoltura lombarda, che propone una stagione di animazione, nelle campagne di tutta la regione, inaugurata dalla ormai tradizionale giornata di festa nelle aziende agricole e agrituristiche (104 quest’anno).
Se ancora non conoscete Lecce, capitale del Barocco italiano, e il Salento, meravigliosa terra dall’accoglienza prettamente mediterranea, col suo mare limpido, immense distese di olivi secolari, una cucina ricchissima e salutare, ecco un’occasione da non perdere.
La storia del Giro iniziò all’alba di un giorno di maggio del 1909, alle tre del mattino 127 pionieri della bicicletta partirono destinazione Bologna. 397 km d’inferno, le strade erano in costruzione come tutto il resto del paese. Le 5.000 lire per la vittoria finale se le aggiudicò il muratore varesino Luigi Ganna, la battuta conclusiva ai cronisti entrerà nella storia: me brüsa tanto ‘l cü.
Negli anni successivi la storia d’Italia si intreccerà sempre più con la storia del Giro.
A “fare gli italiani”, come avrebbe detto Massimo D’Azeglio, ci penserà anche la corsa rosa, perché gli italiani si innamorarono subito del loro Giro.
Le vere salite iniziarono nel primi anni ’10, il Sestriere poi le Dolomiti. Solo immaginare in che condizioni ci si arrampicava a due mila metri con rudimentali biciclette è impresa ardua, in un tempo in cui l’unico vero doping erano i bis di pastasciutta.
Solo l’atroce barbarie della Grande Guerra interromperà la corsa, ma a conflitto concluso la festa rosa poté continuare. Costante Giraldengo e Alfredo Binda, furono i grandi protagonisti delle edizioni successive, i loro nomi rimarranno impressi indelebili nella storia di questo sport. Il campionissimo di Novi Ligure vinse la tappa più lunga della storia da Lucca a Roma, 430 km per le colline toscane, ma nell’immaginario collettivo è rimasto anche per la leggendaria amicizia con il bandito Sante Pollastri, musicata da De Gregori. Perché nella storia di questo sport sono innumerevoli gli aneddoti, le leggende, le storie da raccontare, le amicizie e i duelli. Come la storia dell’unica donna al Giro, Alfonsina Strada, che arrivò a Milano stremata ma felice. L’antagonismo più grande ovviamente tra i grandi Coppi e Bartali, l’Italia si divise anche per le rispettive simpatie politiche, vinsero otto giri d’Italia in due. Più vecchio di cinque anni Gino, durante la guerra nei tubi della bicicletta ci nascose i documenti segreti per partigiani ed ebrei in fuga, la sua carriera senza il secondo conflitto mondiale sarebbe stata ancor più luminosa.
Il duello tra Coppi e Bartali coinvolse un intero popolo uscito devastato dalla guerra, e permise agli italiani di sentirsi ancora fieri dei propri colori, le strade al passaggio dei campioni tornarono a riempirsi e finalmente alla radio a sostituire Radio Londra, tornò la voce dei cronisti sportivi.
<> è quello che ascoltano milioni di italiani alla radio il giorno della Cuneo-Pinerolo del Giro ’49, 192 km di fuga solitaria per l’airone e cinque colli scalati, tra cui la Maddalena, l’Izoard e il Sestriere.
Perché scolpiti nella storia del ciclismo non rimangono solo i nomi dei campionissimi, ma anche quelli delle leggendarie montagne. Stelvio, Mortirolo, Ghisallo, sono salite mitiche che ogni anno attirano migliaia di tifosi, sono i grandi stadi del ciclismo. Sulle loro pendenze si sono consumate imprese eroiche e colossali disfatte. Le Dolomiti sono state domate dall’eleganza di Indurain e dalla grinta di Simoni, hanno visto il crollo di Tonkov e Basso e gli scatti del cannibale Merckx. Ma le montagne sono state per anni la patria del ciclista italiano forse più amato, Marco Pantani. Di campioni nostrani ne abbiamo avuti molti, da Coppi a Bartali, passando per Moser e Gimondi, ma l’affetto dei tifosi per il pirata è qualcosa di mai visto. Travolto prima dalla sfortuna per i tanti infortuni e poi dall’affetto dei tifosi. Madonna di Campiglio rimarrà una delle pagine più tristi del Novecento sportivo.
Oggi la storia si ripete. Dalla Danimarca parte una nuova edizione del Giro d’Italia, nonostante gli ultimi casi di doping la corsa rosa sarà accolta con il solito entusiasmo in tutto il paese. Quel brivido di emozione sarà lo stesso ogni volta che vedremo arrivare i corridori e sarà applaudito il primo come l’ultimo.
Un mare di cose da imparareIl Belvedere Wellness Hotel di Riccione propone a giugno 2012 corsi dedicati a bimbi, ragazzi, nonni e mamme
Non poteva mancare l’edizione 2012 del Salone del Libro di Torino, tutta dedicata alla “primavera digitale”.
<< Siamo nel pieno di non so se una mutazione genetica, ma certamente di una mutazione culturale profonda, perché le nuove tecnologie stanno cambiando non solo il nostro modo di leggere, di comunicare, di vendere, di acquistare, di stare insieme, ma addirittura il nostro modo di pensare >> ha dichiarato il Direttore del Salone Ernesto Ferrero.
E’ stata inaugurata la nuova sede Frigerio Viaggi di Milano, nei centralissimi uffici al civico 57 di Via De Amicis, a pochi passi dalla Basilica di Sant’Ambrogio. Per l’occasione il top management del Gruppo ha presentato le ultime novità e i progetti di sviluppo.

Tra le leggende più romantiche custodite dalle Dolomiti, vi è quella del Re Laurino che racconta il motivo per cui queste splendide montagne, patrimonio dell’Unesco si tingano di rosa al tramonto. Sul monte Catinaccio, noto come Rosengarten, “Il giardino delle rose”, si narra che un tempo vi fosse uno splendido roseto recintato con fili d’oro e curato con amore dal Re Laurino. Questi si innamorò di Similde, figlia del re dell’Alto Adige, e la rapì usando uno dei suoi poteri che lo rendevano invisibile. A tradirlo furono però le amate rose che a ogni passaggio mostravano i suoi spostamenti, anche se lui pensava di non essere visto. Il Re Laurino fu catturato, e preso dall’ira lanciò contro di esse una maledizione trasformandole in roccia e rendendole invisibili ad occhio umano il giorno e la notte, dimenticando tuttavia le ore di passaggio tra l’una e l’altra. Motivo per cui, al tramonto e all’alba, il Catinaccio si colora di rosa. Ai piedi di questo monte, vicino al Lago di Carezza (BZ) sorge il Romantik Hotel Post, un punto privilegiato per ascoltare le storie delle Dolomiti e soprattutto viverle in prima persona dall’alba al tramonto. Un luogo che da questa natura eredita e mantiene l’atmosfera magica: ognuna delle 45 stanze si affaccia sul Latemar e sul Catinaccio, la cucina è un ensemble creativo di tradizione e dalla Spa si domina tutto il paesaggio. Per festeggiare il solstizio d’estate, quando le giornate diventano più lunghe, come a favorire lo spettacolo del tramonto sulle Dolomiti, il Romantik Hotel Post propone il pacchetto Escursioni nel Regno di Re Laurino, valido dal 15 giugno al 5 agosto e dal 16 settembre al 2 novembre 2012, comprensivo di 7 notti con arrivo libero, 4 escursioni guidate su Catinaccio e Latemar con la guida diplomata Uli, 1 massaggio corpo total relax „Cavallino Care“ e 1 massaggio tonificante gambe. A partire da 636 euro per persona in mezza pensione e tutti i servizi Romantik inclusi.